La filosofia al potere.
Che cosa c'entra Marx con Stalin? A questa domanda un filosofo e
uno storico che in questo secolo hanno aderito al marxismo,
entrambi molto noti, hanno dato risposte alquanto differenti. G.
Lukcs scrisse negli anni in cui Stalin era al potere un'opera dal
titolo La distruzione della ragione, terminata prima della morte
dell'uomo politico e pubblicata l'anno seguente (nel 1954) in cui
sosteneva la tesi che nella filosofia moderna vi erano state due
correnti di pensiero, quella irrazionalista, che da Schopenhauer e
Nietzsche era arrivata fino a Hitler, e quella razionalista, che
da Hegel e Marx aveva portato a Stalin. La conclusione di Lukcs
era che schierarsi contro l'URSS (lo Stato filosofico) equivaleva
a scivolare nell'irrazionalismo, nel nazismo.
Diversi anni dopo, quando ormai il processo di destalinizzazione
era un fatto compiuto ed i dissidenti russi facevano molto parlare
di s, nell'opera Storia del marxismo (volume quarto, Einaudi,
1982, Introduzione) E. Hobsbawn, dimenticando che Marx aveva
strettamente unito la teoria e la prassi e aveva affermato che la
prassi  il solo criterio di verit, sostenne la tesi che il
dissidente che vede un rapporto diretto fra Marx e i lager 
comprensibile umanamente, ma razionalmente ha torto, perch
sarebbe come affermare che la dottrina di Cristo porta
necessariamente all'assolutismo papale.
Ponendo il problema all'interno della storia della filosofia,
cominciamo con l'osservare che ci che non riusc alle dottrine
filosofiche proposte da Platone, Hobbes e altri per risolvere i
problemi della politica, cio di andare al potere, riusc invece
al marxismo, che non era certo una filosofia di basso profilo
proponendosi, con il comunismo, di rivelare finalmente il senso
profondo della storia umana (Marx) e di realizzare il salto dal
regno della necessit a quello della libert (Engels).
Quello che  avvenuto sta al centro della storia di questo secolo,
che ha fatto emergere precise responsabilit della filosofia
stessa: infatti i rivoluzionari, dopo la presa del potere,
cercarono una soluzione agli enormi problemi che si trovarono ad
affrontare prima di tutto nei testi di Marx e Engels, collegando
strettamente la loro azione politica alla filosofia. Questo
collegamento  evidente, ad esempio, nella visione classista della
realt e nell'esigenza di stabilire dei criteri per distinguere
gli sfruttati dagli sfruttatori, il proletariato dalla borghesia.
Per quanto riguarda questi criteri, essi sono presenti nel primo
documento teorico importante elaborato da Lenin e dai suoi
compagni, la Costituzione della RSFSR (Repubblica Socialista
Federativa Sovietica Russa) promulgata il 10 luglio 1918. Essa si
presentava come dichiarazione dei diritti del popolo lavoratore e
sfruttato e si proponeva di sopprimere ogni sfruttamento
dell'uomo sull'uomo, di abolire definitivamente la divisione della
societ in classi, di schiacciare senza piet tutti gli
sfruttatori, di realizzare l'organizzazione socialista della
societ. Oltre ad essere una dichiarazione di principi
chiaramente ispirata al marxismo, il documento si proponeva di
indicare con la maggior precisione possibile i criteri per
distinguere gli appartenenti alle due classi degli sfruttati e
degli sfruttatori. Per i primi era prevista una serie di grandi
riforme politiche e sociali, dall'abolizione della propriet
privata (tutto doveva essere statalizzato sotto il controllo dei
lavoratori; confronta div. I, capitolo secondo) all'estensione dei
diritti politici a tutti, uomini e donne fin dall'et di diciotto
anni (div. quarto, capitolo tredicesimo).
Per la classe borghese la Costituzione del 1918 prevedeva invece
la privazione dei diritti. Rientravano nella categoria dei
privati dei diritti (lisency) tutti coloro che avevano assunto
qualcuno alle loro dipendenze per prestazioni di lavoro, i
negozianti privati, intermediari e agenti di commercio, monaci
e preti dei culti ecclesiastici e religiosi. In tutto erano
elencate sette categorie sociali. Si trattava di milioni di
persone che venivano considerate per la loro situazione socio-
economica (quindi per un dato oggettivo, non per loro scelte
personali) nemici irriducibili della rivoluzione e del
proletariato. La decisione veniva cos motivata nel testo
costituzionale: Ispirandosi agli interessi della classe
lavoratrice nel suo insieme, la RSFSR priva gli individui e i
gruppi isolati dei diritti, dei quali essi userebbero a danno
degli interessi della Rivoluzione socialista.
Con lo scoppio della guerra civile, i lisency furono anche privati
delle razioni alimentari (27 settembre 1918) secondo l'esigenza
espressa gi da Lenin nel dicembre del 1917, di introdurre un
principio di classe nella distribuzione dei generi alimentari. In
seguito si stabil anche che i loro figli  non avrebbero avuto il
diritto di accedere alle scuole superiori.
Terminata la guerra civile, nonostante essa fosse stata
particolarmente spietata e i morti si contassero nell'ordine di
milioni, si dovette constatare che vi erano ancora molti
controrivoluzionari sulla terra russa. Come comportarsi nei loro
confronti? Ancora una volta si cerc la soluzione del problema nei
testi dei due filosofi e ne nacque un interessante dibattito, il
cui oggetto era la scientificit del marxismo. Dal momento che
Marx aveva affermato che  la vita che determina la coscienza,
gli interpreti sovietici avevano dedotto che i borghesi
possedessero una coscienza irredimibile e quindi non potessero che
essere nemici irriducibili della rivoluzione e come tali da
sterminare. Marx aveva per anche individuato nel lavoro il luogo
di formazione delle coscienze e quindi si poteva ritenere,
rimanendo all'interno dell'ortodossia marxista, che le coscienze
dei borghesi potessero essere rieducate attraverso il lavoro.
Era quindi possibile la riforgiatura delle coscienze (come allora
si diceva) degli esponenti sopravvissuti della classe borghese
attraverso il lavoro coatto. In questo modo coloro che avevano in
passato sfruttato il popolo, sarebbero stati costretti a porsi al
suo servizio. Cos con la fine della Guerra civile i lager, invece
di sparire, cominciarono ad acquistare sempre pi importanza. Gi
alla fine del 1922 furono costituiti i primi lager per politici su
nel Nord e l'anno seguente il primo grande concentramento di lager
nelle isole Solovki (20 giugno 1923); esso era indicato con la
sigla SLON, che stava per Lager a destinazione speciale. Di qui
part il GuLag, reso poi famoso da Solzenicyn. Ben presto
l'aspetto rieducativo legato al lavoro fu messo da parte e presero
il sopravvento altre motivazioni, ma ci non toglie che la
filosofia abbia avuto precise responsabilit in questa pagina
terribile della storia del nostro secolo@#@#..i
